Quando le idee sono energia
Che senso ha la proprietà intellettuale nell'era del peer-to-peer e del file sharing, di Napster e di Torrent? Se lo domanda Brett Gaylor il regista di "Rip! A remix manifesto" il documentario presentato in anteprima stasera alle 22 al Torino Film Festival e proiettato il 23 novembre su Cult, il canale 131 di Sky che parla della biografia di Girl Talk, all'anagrafe Gregg Gillis, dj e musicista statunitense specializzato in mash-up.
In altri termini Talk realizza le sue composizioni (ad oggi ha pubblicato quattro album, l'ultimo dei quali - Feed the animals - si è guadagnato il 24esimo posto nella top-50 2008 della rivista Rolling Stone) rubando frammenti da una dozzina di brani musicali per volta di altri autori, li riversa su software Adobe Audition o AudioMulch, li campiona, per poi mescolarli fino a dar vita a una nuova traccia inedita. Senza pagare un cent di diritti d'autore. Riluttante al copyright per scelta, Talk nel film spiegherà le ragioni per cui il furto di musica fatto in un certo modo oggi è da considerarsi legittimo. Il regista sosterrà la sua posizione interpellando anche Lawrence Lessing, noto professore di legge all'Università di Stanford impegnato contro il diritto d'autore.
Il furto intelligente nel mondo dell'arte, è una posizione sostenuta a più riprese - forse con modi più raffinati - anche dal regista di casa nostra Mario Monicelli. "Lei ha rubato parecchio?" gli chiese Vittorio Zincone in una celebre intervista pre-festival di Venezia 2009 . "Certo", rispose. "Io e tutti gli sceneggiatori con cui ho lavorato. Suso Cecchi D’Amico è una che ha letto tutto il leggibile. Sapeva tutto. Prendavamo da Flaubert, da Gogol, da Maupassant. Per rubare bene", ammonisce il regista, "bisogna conoscere".
Fonte immagine: http://openreflections.files.wordpress.com/2008/12/rip-a-remix-manifesto.jpg