Quando le idee sono energia
La commissaria europea responsabile per l'Information technology Viviane Reding e il collega che si occupa di mercato interno, Charlie McCreevy, hanno fatto sapere di essere disposti a modificare il diritto d'autore e di omogeneizzarlo (nonostante le direttive finalizzate a dar vita un unico codice europeo, sono ancora numerose le differenze tra Paese e Paese, ndr) al fine di non ostacolare la digitalizzazione del patrimonio libraio del vecchio continente proposto da Google con il progetto Book Search. Una concessione che cambia le carte in tavola tra il gigante di Internet e le principali associazioni di editori, contrarie alla digitalizzazione dei libri che surclasserebbe il copyright.
I primi a mostrare i denti furono nel 2004 gli editori americani. Non appena minacciarono di attivare una class action, Google patteggiò il loro "silenzio" sborsando 125 milioni di dollari. A fine agosto si sono mossi gli editori italiani che dopo segnalazione all'Antitrust hanno innescato un'istruttoria di verifica sulla violazione delle regole della concorrenza da parte del Garante. Alla distorsione del libero mercato si sono appellati anche tre colossi del calibro di Microsoft, Yahoo! e Amazon invidiosi della portata storica - e soprattutto economica - del progetto.
Il responsabile di Book Search Dan Clancy che il 7 settembre scorso era Bruxelles per incontrare Reding e McCreevy, di fronte alle concessioni della Commissione ha fatto sapere che sarà disposto a non mettere in vendita negli Stati Uniti testi ancora circolanti in Europa, e a far sedere nel Consiglio che gestirà il Registro americano, un rappresentante degli autori e uno degli editori in arrivo dall'Europa. Un'apertura che però pare ancora insufficiente all'industria libraria al di qua dell'oceano.
Fonte immagine: http://nbtimes.it/wp-content/uploads/2009/04/google-book-search.png