Quando le idee sono energia
Appassionato di graffiti, con alle spalle un LLM in diritto della proprietà intellettuale, Alessandro Mininno, che gestisce da anni il sito Fatbombers dedicato ai "bomber" (i writers che dipingono le città), in queste colonne giorni fa ha avuto da ridire sui toni accusatori che sono stati usati per Zevs, il graffitaro che a Hong Kong si è beccato una multa piuttosto salata per aver imbrattato la facciata del palazzo di Armani. Mininno, innescando interessanti spunti di riflessione, ha sottolineato che numerosi artisti partono da loghi, marchi o opere d'arte già noti, e li reinterpretano in chiave contemporanea, per farne nuova arte. Anche quando per chiave contemporanea si intendono graffiti, anche quando si va a usare un prodotto dell'ingegno coperto da copyright. E così Blogosfere è andato a intervistarlo.
Come funziona il riuso di opere o di loghi nella street arts? Qual è l'orientamento pubblico e giuridico?
L'appropriation art è una corrente affermata e tra le più interessanti nell'arte contemporanea: si pensi alla Gioconda di Duchamp, o al "Not pollock" di Mike Bidlo. Il punto è che quando si parla di arte e un artista produce un'opera unica o quasi, ha la facoltà e la libertà di ispirarsi a ciò che vuole. Una caso per tutti. Di recente Shepard Fairey, meglio noto come Obey the Giant, tra i più noti street artist del mondo, è stato citato in giudizio da Associated Press per aver utilizzato senza autorizzazione una foto di Barack Obama firmata Mannie Garcia. Quella immagine è stata riprodotta da Obey in 350 copie durante la campagna elettorale e rivenduta a un prezzo di 30 euro l'una. Il ricavato è andato a sostenere Obama e il fotografo ha fatto sapere di non condividere la citazione in giudizio promossa dalla agenzia stampa statunitense (che comunque è titolare dei diritti, ndr). Ora spetta ai legali dimostrare che non c'è stato lucro e che la citazione è stata squisitamente artistica.
Fonte immagine: http://photobusinessforum.blogspot.com/2009/01/derivative-work-liability-copyright.html
L'utilizzo dei marchi registrati nelle opere d'arte fa parte della cultura del consumo...
Gli artisti in quanto tali utilizzano quello che vogliono e quello che vedono. Già Andy Warhol utilizzava la zuppa Campbell nelle sue opere, e Campbell non gli ha certo fatto causa. Allo stesso modo, Richard Prince ha fatto fortuna fotografando le pubblicità della Marlboro (le sue foto ora valgono 3 milioni di dollari). La linea è sottile tra fair use e infringement. E la situazione cambia da Paese a Paese. Tuttavia nella maggior parte dei casi l'utilizzo dei marchi nelle opere d'arte
è considerato un fair use, una libera utilizzazione, ammnessa proprio dalle finalità artistiche. A mio parere l'espressione artistica deve essere libera: non può essere indebitamente limitata dal diritto sui marchi (che è fatto per proteggere il consumatore dalla confusione, non per proteggere l'azienda dalla satira).
Il confine tra opera proteggibile e non protegibbile nella art street
Per la nostra legge, qualunque opera dell'ingegno che abbia carattere creativo può essere protetta (la soglia di creatività è minima). Il mio parere è che tutto sia proteggibile, dalla tag all'adesivo. È anche vero che, di solito, i writer hanno poco
interesse a proteggere il loro lavoro. È successo diverse volte che writer (come la Tats crew di New York, o il noto Ghost ) o street artist riuscissero con successo a provare di essere gli autori e vincere la causa contro aziende che ne avevano fatto un utilizzo commerciale illecito delle proprie opere. E' quanto accaduto nei casi Freaklub vs Zara (la nota catena di abbigliamento, ndr) o Jace vs un produttore cinese di cuscini). Il writing e la street art sono gratis, e sono per tutti.
Segue
Credo che molti artisti abbiano poco interesse nei confronti del copyright (in ogni caso più del proprio che di quello degli altri), anche perché forse non si riconoscono in una comunità professionale.
Bisognerebbe realizzare percorsi di educazione alla legalità per artisti...
alle 17:40
ale | fatbombers
non sono d'accordo, l'attività creativa ha poco o nulla a che fare con la legalità.
opere come l'olympia di manet o il cristo immerso nella piscia di serrano o la madonna fatta con lo sterco di chris ofili sono (o sono state) certamente considerate illegali (e in qualche modo sottoposte a censura), ma questo non ne erode il valore artistico.